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Tom Ngo

"Buon senso e approcci convenzionali proibiscono l'evoluzione dell'architettura. L'assurdo espande i limiti della ragione umana presentando soluzioni paradossali."

 

La tesi di laurea di Tom Ngo presso la Carleton University, The Dinner Address, A Venture into Architectural Absurdity, prende in esame l'assurdo come elemento essenziale di un diverso metodo progettuale, quindi l'abbattimento di un razionalismo becero e un coformismo procedurale che tende all'ottenimento di risultati sempre molto simili tra loro e spesso noiosi (non sempre, sia ben chiaro).

 

Mettendo le mani avanti (non per stare sulla difensiva, ma solo per i soliti testoni) Tom Ngo spiega qual è la grande differenza tra ciò che è assurdo e ciò che invece è stupido: contrariamente a quella che è la soluzione logica di un problema, l'approccio dello stupido tende a trovare un'alternativa che rimanendo inutile non risolve il problema, mentre l'aproccio assurdo ottiene comunque i risultati voluti procedendo semplicemente in maniera non convenzionale.

 

Nella sua tesi compaiono riferimenti a Jarry e il suo patafisico Faustroll, poi Beckett, Adamov e Ionesco con il Teatro dell'Assurdo, mancano forse i surrealisti, visto che alcuni suoi lavori nascono da ricette dove gli ingredienti vengono sostituiti con i nomi/funzioni degli spazi interni architettonici (p.e. farina con Bagno o acqua con cucina), il che potrebbe ricordare il gioco del Exquisite corpse, ma certamente questa omissione è dovuta al fatto che qui nulla viene lasciato al caso, e la sostituzione degli ingredienti, come spiega Ngo, è ben ragionata.

 

L'assurdo risulta perciò essere un metodo vincente perché accetta soluzioni che verrebbero altrimenti scartate per la loro apparente irrazionalità. Tutto è possibile se non ci si prefigge alcun limite e aggiriamo i vari blocchi mentali che molto pericolosamente danneggiano lo sviluppo del pensiero umano.
Ed è in un mondo di architetture oniriche, tra case ruotate di 90 gradi, palazzi che dondolano come altalene e edifici persi tra steli di erba mostruosamente alti, il tutto per di più illustrato con bellissimi disegni (d'altri tempi, anche la carta è già ingiallita (la tesi è del 2008)), che ci fermiamo a riflettere per un attimo ad occhi aperti.