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Simon Faithfull

L'arte contemporanea è una disciplina che oramai ha dei suoi codici, immagini, riferimenti, logiche, mercato, spazi e istituzioni, sempre uguali a se stessi: una disciplina. Spesso, oramai, piuttosto accademica.
Ogni tanto, però, salta fuori un piccolo enfant terrible, fuori mercato e fuori portata. Uno di questi è senza dubbio Simon Faithfull
Lui è uno che ha lanciato un palloncino con un fantoccio appeso dentro il buco dell'ozono. Per un opera pubblica a Liverpool, ha documentato un viaggio da Liverpool (quella inglese) a Liverpool (in canada). Disegni fatti con il palmare, pixelati e belli, tratto binario, leggero e tecnico.
Ha elencato tutte le cose che ha perso nella sua vita, come le ha perse, e ci ha fatto una rivista: Lost: 500 copie, sparse per il mondo, nessuno sa dove sono. Perse.
Ha fatto un libro con tutti gli incidenti della sua vita, danni, acciacchi, con disegni tecnici e illustrazioni, e l'ha distribuito nei pronti soccorsi in giro per l'inghilterra.
Ha bucato le pareti di una galleria, ci ha messo dei binocoli, per guardare oggetti disseminati sul territorio. Ha messo il suo cappello sui nidi di termiti, e fatto ronzare mosche meccaniche in giro per la galleria.
Ha mandato una sedia, nello spazio (due volte).
(la seconda volta, per la cronaca, sponsorizzato da Toshiba, piccola lezione per artisti snob)
Simon Faithfull è uno di quegli artisti senza pudore, mosso solo da una smania folle quasi da pioniere, lì in quei territori dell'arte visiva in cui molti altri, per ottuso conformismo, non si sanno muovere.

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