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Prada Transformer - Rem Koolhaas

Rem Koolhass, come tutti i visionari, gioca meglio la sua partita in campi del progetto fuori canone. Lì dove c'è da svolgere bene il compitino (musei, grattacieli, case) convince meno, ristretto nei costrittivi dogmi architettonici, mentre lì dove il campo è inesplorato, vergine, si muove come un avanguardia d'altri tempi, senza sbagliare un colpo. D'altronde i fuoriclasse sono sempre così: bisogna dargli aria.
A Seoul, in un area dall'aspetto sgualcito e disordinato, ha messo su un edificio di tela bianca e tubi d'acciaio con 4 piante che sono 4 prospetti. Quattro, non sei come da manuale, ognuno per una funzione. Poi arrivano le gru, lo girano, e una delle piante diventa il pavimento e le altre 3 le pareti. Una per la sfilata di Prada, una per vedere film, una per le mostre d'arte e una per mostre di moda. Poi, come se non bastasse, ogni pianta è diversa: quadrato, cerchio, esagono e croce.
Non c'è, a ben vedere, nessuna citazione di tipo classico (nonostante le geometrie) ma solo una spudorata e forse persino sfacciata ambizione di alzare la posta del progetto. Di leggere una contemporaneità dello spazio oltre il logoro e ovvio concetto di flessibilità per declinarlo verso la caducità, il ciclico, l'effimero, in un formalizzazione dell'edificio quasi pre-cantieristica. Di spostarlo, ruotarlo, al di là della sua mera definizione volumetrica di "immobile".

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