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Maurizio Cattelan, ed Eluana

Non credo che Cattelan, crocifiggendo una donna a un lettino, si riferisse a Eluana. E forse nemmeno all'eutanasia.
Certo è che questo lavoro in questi giorni butta fuori una energia diversa, forte, nella quale io non riesco a non pensare a quanto l'idea di crocifissione, di pena, di costrizione, appartenga totalmente e forse persino esclusivamente al mondo cattolico. Che sia una invenzione loro, figlia della loro idea di sofferenza, di colpa e di privazione. Figlia del loro concetto delirante di vita, e della loro paura ossessiva della morte.
Perchè solo così si può arrivare a capire la caparbietà con cui difendono l'idea straziante per cui un umano attaccato a delle macchine da 17 (diciassette) anni possa definirsi vita. E avere paura, persino paura, che quel corpo morto possa morire.
E solo la loro idea di privazione della altrui libertà (vecchia di secoli) può arrivare a concepire che questa delirante idea sia La Verità, la logica unica e inappellabile da imporre agli altri, da perseguire con foga culturale e addirittura politica. Al punto persino di ledere la libertà di una famiglia, la dignità di quella persona, e la libera coscienza che il resto del paese (minoritario o maggioritario che sia) coltiva per se stesso.
Voi siete liberi di coltivare questa vostra idea di cosa sia la vita, di chi la dona, il concetto di dolore, di morte, e il vostro senso di colpa innato da espiare con improbabili sofferenze. A noi queste cose non interessano. La crocifissione non ci appartiene. E non vogliamo che appartenga ai nostri figli.

Commenti

Roberto Marone

Il punto non è su quali siano i valori cristiani di cui io sono certamente figlio. Che è ovvio. Ne tantomeno la discussione sul potere censorio della chiesa che ha, fortunatamente, ogni tanto delle falle nel sistema.
E il punto non è nemmeno il problema del mistero, che francamente ognuno si vive come vuole.
I punti sono due, e sostanziali.

 

1- Se i cattolici sono i portavoci di questi valori (il che mi sembra una affermazione un tantino presuntuosa, ma ve la perdono), ovvero la libertà, la fratellanza, la solidarietà, la libertà e la pietas, come mai continuano a sindacare e non tollerare gli altrui modi di vivere? E gli altrui modi di morire?

 

2 - Il mondo cattolico, la chiesa, e i credenti, dovrebbero cominciare a capire di essere portavoci di un loro punto di vista. Come l'associazione dei bocciofili, degli amici del subbuteo, o dei fedeli di Maradona. Per quanto numerosa, la chiesa rimane pur sempre una comunità di valori, e non di leggi. Questa differenza è la differenza per cui questa discussione è bene che si faccia su Pata, ed è bene che non si faccia in Parlamento.

 

Questo perchè, cattolici o atei, un sistema di valori non è monopolio di qualcuno. E, soprattutto, qualsiasi sistema di valori deve tollerare, concepire, e persino garantire diritti e valori anche minoritari. Altrimenti, il giorno che i fedeli di Maradona diventano maggioranza nel paese, voi cattolici sarete costretti a battezzarvi con il pallone in mano. E non sarebbe bello. Nemmeno per noi atei.

 

Michele Fadigati

Ben lieto di vedere che i modi e i toni si siano, come ben propugnato, moderati e resi "tolleranti".

Sul fatto che "una donna gentile" sostenga che i valori e i concetti di libertà e rispetto universalmente riconosciuti dal mondo occidentale fossero antesignani al Cristianesimo temo di essere in disaccordo... o meglio: nell'accezione occidentale che ci fa dire (o ci faceva dire fino all'altro giorno) che un disabile ha dignità pari ad un "normale", che non esistono differenze di sesso e tra schiavi e liberi questo è un elemento di novità introdotto da Cristo stesso, anche rispetto alle civiltà più "progressiste" come quella graca o romana.

Sul fatto che nella mia risposta abbia detto che noi cattolici siamo in qualche modo "portavoci" di questi valori per cui mi si accusa di presunzione.. mi sono riletto ma proprio non lo trovo.
Quello che mi spiace è che nel momento in cui la Chiesa esprime i propri giudizi ecco sollevarsi gli scudi dei liberali dell'ultim'ora.
Potete anche non essere d'accordo con quanto scrivo o la Chiesa dice... ma perchè offendere? Io non ho offeso nessuno ma mi sento attaccato in questo luogo di libero pensiero, peraltro con un post creato ad hoc con questo scopo partendo da un argomento con ben pochi nessi con la vicenda.
E adesso mi becco anche il predicozzo che siamo presuntuosi (grazie dell'atteso perdono) e belle parole di tolleranza e rispetto delle minoranze. Problemi di coerenza?

Noi cattolici ce ne staremo buoni e continueremo a dire la nostra, per quanto pochi siamo.
Come gli amanti del Subbuteo, per quanti pochi siano.
O i sentenziatori violenti di Pata.
Che per fortuna di questo sito paiono ancora pochi.

Roberto M

Mi dispiace, ma non volevo essere offensivo. Soprattutto perchè presuntuoso non è che sia proprio un'offesa.
E' presuntuoso sostenere che quei concetti siano nati con il cristianesimo. Non credo sia un'offesa sottolinearlo.
Detto questo, mi dispiace ancor di più che la reazione si sia soffermata a una parentesi, e non ai due punti che avevo evidenziato. Che invece mi sembrano il succo della faccenda.

Michele Fadigati

Piccola nota a quello che doveva essere in effetti l'argomento del post, ovvero una recente opera di Cattelan (in realtà risalente all'estate scorsa da cui si desume che anche il più furbacchione degli osatori "usatori" è stato a sua volta "usato").
Una volta tanto il buon Cattelan si trova, suo malgrado, a difendere la Chiesa, in questo caso dalle accuse del nostro Marrone.
La scultura è volutamente provocatoria e non ha certo lasciato indifferenti stampa e cattolici (per quanto l'artista abbia finto un sorpreso imbarazzo alle critiche di questi ultimi), ma guarda caso è appesa sulle mura di una ex sinagoga, oggi chiesa cattolica ove è rimasta sino alla chiusura della rassegna per cui è stata commissionata.
Non che io apprezzi l'opera e tantomeno la sua posizione, ma il mio giudizio conta sino ad un certo punto.
Quel che conta è che questi cattolici "privatori della altrui libertà" mi sembra che anche in questo caso non ci abbiano privato proprio nulla e che laddove la cultura cattolica non ha potuto instillare le proprie terribili idee di repressione non si può nemmeno osare di disegnare vignette umoristiche a tema religioso.
Noi invece possiamo libermente goderci questa splendida e delicata opera del grande Maurizio.

Dz

Oltre a confermare quanto detto da Michele mi permetto di dire che se l'uomo fa fuori il concetto di Mistero cercando ossessivamente di fomentare il proprio desiderio di onnipotenza uccide di fatto non solo l'arte (che dal legame con ciò che è Mistero ha dato le più alte dimostrazioni di bellezza) ma come nel caso citato anche l'uomo, decidendo quanto valga o non valga la vita a seconda di quanto questa gli dimostri che non ne è padrone.

Michele Fadigati

Pur comprendendo il pensiero che muove questa liberissima interpretazione del tema della crocifissione e del dolore mi sento in dovere di fare alcune mie personalissime considerazioni:
vien difficile pensare che il tema del dolore e della morte sia una prerogativa cattolica, come del resto che il tema della crocefissione, della pena e della costrizione (ma forse si voleva usare la parola contrizione?)...
Storicamente è proprio il cristianesimo che ha introdotto dei concetti assolutamente rivoluzionari quale la libertà, il rispetto,la pietas, l'agape fraterna, l'uguaglianza... temi non esistenti in alcuna delle civiltà e culture precedenti (e anche odierne). Temi di cui si è impossessata la rivoluzione francese e che rappresentano quanto noi oggi definiamo come "civiltà".
Poi, a mio dire, la società odierna sta tornando alla rupe Tarpea volendo definire ciò che è vita e soprattutto quali siano le condizioni per cui valga la pena di vivere o meno sdenunciando una regressione dalla modernità del pensiero occidentale.
Pensiero occidentale di cui tutti noi siamo di fatto formati e costituiti.
Il cattolicesimo non vede affatto nel culto della Croce una forma di divinizzazione della sofferenza e del dolore fine a se stesso (ancora presenti in altre culture), semmai del senso di sacrificio e donazione, del bene e del male, della pietà e della fratellanza.

E mi spiace caro amico... che tu lo voglia o no ti appartiene (e apparterrà anche ai tuoi figli), come possono facilmente dimostrare il tuo nome, la storia del tuo paese, della tua famiglia, dei libri che hai letto e studiato, delle opere d'arte che hai ammirato e delle architetture che hai visto.
Ma purtroppo non hai la libertà, pur nel più che lecito dissenso che il cristianesimo ti ha permesso storicamente ora di esprimere, di ammetterlo.

una donna gentile

Non entro nel merito del dibattito artistico, nè ideologico. Mi permetto di dire con molta umiltà, per amore della cultura e delle culture, che la frase "Storicamente è proprio il cristianesimo che ha introdotto dei concetti assolutamente rivoluzionari quale la libertà, il rispetto,la pietas, l'agape fraterna, l'uguaglianza... temi non esistenti in alcuna delle civiltà e culture precedenti (e anche odierne)" è assolutamente infondata sia storicamente sia filosoficamente.
Libertà e rispetto sono concetti antececedenti al cristianesimo (vedi l'antico testamento della bibbia ebraica e la storia della grecia antica) e appartenenti ad altre civiltà (basterebbe approfondire con serietà l'induismo - tranne nel caso dell'idea di uguaglianza- e soprattutto il buddismo). Questi stessi concetti, inoltre, non sono univoci e statici ma hanno essi stessi una storia di significati e interpretazioni.
Ognuno è immerso nella storia del proprio paese e porta con sè, volente o nolente, la sua cultura (tra cui la religione). Tutti si dimenticano però che esiste anche la storia delle civiltà che si intreccia quotidianamente con la storia.
Ognuno è libero di vivere e vedere la libertà a modo proprio (e questo deve essere garantito a tutti), ma esiste uno modo "alto" per riflette sulla realtà, sulla sua complessità e sulle sue molteplici sfumature, senza usare a proprio "uso e consumo" la storia e le parole che racchiudono una storia. Non possiamo appropriarci banalmente e con violenza del senso delle parole e della storia per difendere la libertà, il rispetto e l'uguaglianza.