Maarten Baas: real time
Ogni tanto Marteen Baas gioca delle partite fuori da quel campo particolare dell'artigianato contemporaneo d'autore, per infilarsi in terreni strani che stanno un pelo prima dell'arte (senza arrivarci mai). E' un gioco strano sostanzialmente per due motivi. Da un lato, sono esperimenti praticamente quasi senza committente, forse senza mercato, e persino forse senza motivo. Dall'altro sono giochi affascinanti perché fatti senza regole, e senza precedenti, in un campo libero in cui si misura il talento vergine: senza rimandi, compromessi, e paletti.
Real Time è il nome della mostra ospitata durante il salone a Milano nello spazio di Costume National. E già qui, nel nome nel luogo e nel periodo, ci si rende conto di star parlando di un animale strano: un designer (che credo non sia mai entrato in un industria) espone durante il salone del mobile una serie di video sul tema del tempo (tema simbolo dell'arte) in uno spazio di moda. ? .
Poi, a ben guardare i video, non hanno niente a che fare ne con l'arte, ne con la moda, ne con il design. Semplicemente fantasiosi, e forse geniali, modi di far muovere delle lancette. Uno le cancella da dietro un vetro e le riscrive, ogni minuto, un altro rimane misterioso (compaiono come liquidi puzzle dell'orologio digitale) e nel terzo una telecamera dall'alto inquadra due tizi che scopa alla mano spostano terra e immondizia a disegnare l'orario.
A ben pensarci, non significa niente. Il tempo, gli orologi, la memoria, la cancellazione, l'immondizia, il vetro, il liquido, il design, la moda, il mobile,Baas, l'Olanda. Qualsiasi ingrediente, lo giri e lo rigiri, e non significa niente. Eppure funziona. Alla fine esci da lì con la netta sensazione che quella mostra funzionava. E il giorno che capisco il perché, giuro che ve lo dico.
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Commenti
due maroni
caro roberto marone,
giuro non siamo parenti perché io sono diana marrone con due rr.
Avendo curato la mostra di Maarten, aggiungo al tuo divertente ed arguto articolo che la riflessione sul tempo che si è concessa Maarten il mio genio preferito ha un gran tocco di drammaticità.
Gli omini che nei vari orologi (compreso quello di Milano che era "live" con un performer imprigionato in una stanzetta per sette ore tutti i giorni di mostra) vengono inscatolati dal tempo, sono il nocciolo più sensibile di Real Time.
Abbiamo fatto questa mostra sperando di poter trovare parole e gesti nuovi per farci condannare meno dal tempo, in momenti di crisi. Una sorta di libertà semantica almeno di parlarne in modo diverso.
Last but not least: tutti hanno pensato che il Grandfather clock avesse una persona dentro, che lo Sweeper Clock fosse un pezzo d'arte contemporanea...ma la verità è che Maarten ha sempre voluto disegnare orologi, nessuno glieli ha mai chiesti e - come fa da molto tempo - si auto-commissiona oggetti di design.
Sì perché anche se fatti a film, gli orologi sono veri, precisi e intendono essere funzionali. Non pezzi esclusivi (tranne il Grandfather clock), ma edizioni open...Ancora una volta con un guizzo: tutti i film saranno firmati e numerati progressivamente, per cui ogni compratore penserà di avere (e in fondo lo avrà) un pezzo unico!